La manipolazione fasciale nei pazienti neurologici

Ferragosto in Valle a Schievenin
agosto 12, 2018

La manipolazione fasciale nei pazienti neurologici

La manipolazione fasciale è una tecnica che agisce sul tessuto connettivo con l’obiettivo di ridurre il dolore ove presente, migliorare il coordinamento motorio e la fluidità del movimento. La sua applicazione, in prevalenza nelle casistiche di ambito ortopedico, sta iniziando ad essere effettuata anche in ambito neurologico poiché gli ultimi studi stanno evidenziando sempre maggiori correlazioni tra le alterazioni tissutali e la progressione della disabilità.

Uno dei primi passi è stato quello di individuare il meccanismo sul quale la manipolazione agisce e in particolare si è visto che nei tessuti interessati dalla debolezza in seguito a un problema neurologico si crea uno stato di autoriproduzione degli stimoli nocicettivi che tendono ad aumentare la spasticità e rigidità. Intervenendo con la manipolazione fasciale si può interrompere il circolo vizioso e favorire tutti quei processi di miglioramento del movimento e il rimaneggiamento che avviene a livello cerebrale sia grazie al migliore movimento che alla migliore percezione del corpo (si è visto che il movimento provoca variazioni nelle attività cerebrali, quindi ci può essere sempre un miglioramento dei circuiti neuronali).

In questo periodo al Puzzle della vita abbiamo applicato la manipolazione in ambito neurologico ottenendo buoni risultati sulle articolazioni periferiche come per esempio nel caso di piedi equini, si è notato che poche manipolazioni permettono al tallone di appoggiare a terra, oppure ad esempio a livello della spalla si vede che comincia a muoversi meglio. Buoni risultati si possono ottenere anche lavorando sulla postura e sul miglioramento delle condizioni di vita anche in caso di pazienti con esiti di PCI.

In questo particolare ambito è stato fatto uno studio alla base di una tesi in fisioterapia del collega Nicola Dalla Mora. E’ stato scelto un paziente di 32 anni, con PCI, in carrozzina e che pratica nuoto ormai da parecchi anni. Lo scopo dello studio era quello di valutare quali variazioni la manipolazione potesse indurre a livello di qualità di vita e nelle attività giornaliere. L’intervento prevedeva 3 trattamenti effettuati a distanza di una settimana uno dall’altro, ripetuto per altre 2 volte a distanza di un mese ciascuno. Sono stati trattati il tronco e le braccia, in base alla valutazione del momento e all’evoluzione del movimento.

A distanza di un mese dalla fine dell’ultimo ciclo sono state fatte delle valutazioni in base a confronti fotografici e alle risposte del paziente. Gli aspetti più evidenti sono stati il miglioramento della postura ora più in asse e con possibilità quindi di gestire meglio anche gli arti superiori, per esempio per spingere la carrozzina. Inoltre il paziente riferisce di essere più fluido negli spostamenti quotidiani.

A queste osservazioni si è aggiunta una misurazione positiva non prevista. Infatti per la prima volta da quando nuota il paziente è stato spostato in una fascia meno svantaggiata negli stili misti o con spinta degli arti superiori, mentre è rimasto nella stessa fascia per gli stili con prevalenza di spinta degli arti inferiori (nello sport parolimpico gli atleti sono divisi in categorie per la tipologia di disabilità, poi divisi in fasce in base alla gravità).

Alla luce di questi risultati possiamo quindi avere una prima conferma che la manipolazione fasciale può agire sia sulla singola articolazione sia sulla globalità del movimento della persona, anche se altri studi possono essere utili per capire al meglio le potenzialità soprattutto in relazione ad aspetti globali più che relativi alle singole relazioni.

Dott. Giorgio Vendramin – Fisioterapista

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